Un giorno vorrei poter dire di aver vissuto la mia vita.
Oggi so che è lei che sta vivendo me, ed io la osservo quasi indifferente, disattento.
La seguo.
Il profumo del mare, ogni tanto, mi risveglia da questo torpore, mi strattona, mi schiaffeggia.
E, quasi meravigliato, mi accorgo d' improvviso del Sole.
Che ha sempre accompagnato i miei attimi, ma che io ho sempre meticolosamente coperto con una grigia e piovosa nuvola.
Il Sole che mi illumina gli occhi e la mente.
Il Sole che mi stordisce.
Il Sole che mi stupisce.
Voglio guardare il Sole...ancora...fino a quando non mi lacrimeranno gli occhi.
Riscaldami Sole, finchè non sarà di nuovo pioggia.
venerdì 10 aprile 2009
martedì 24 marzo 2009
Le nuvole fanno sognare...le nuvole fanno morire
Succede che le nuvole ci fanno sognare. Da bambino le modellavo con la mente fino a farle diventare ciò che io volevo. Il mio supereroe preferito, o magari il Grande Puffo, una barca a vela, un panino al prosciutto...il viso della compagna di classe che mi piaceva tanto. Da grandi cambiano i soggetti, ma le nuvole, loro continuano a farci sognare.
Oggi le nuvole cominciano a farci morire.
Accade anche questo. Le belle e soffici nuvole della Copersalento. Ad un tiro di schioppo da casa nostra.
Con il loro carico di diossina che finisce magari nella pancia di un bel vitello allevato a Cursi, che magari finisce nella nostra pancia. Ma ce ne siamo accorti solo oggi che il veleno è velenoso, distratti come eravamo a pensare alle nostre faccede quotidiane.
Peccato che nel frattempo abbiamo continuato a respirare diossina, diossina e diossina. Una bella boccata di salutare diossina.
Del resto a bruciare CDR (combustibile da rifiuti) che cosa ci attendiamo di ottenere? Essenza di tulipani? Non siamo mica olandesi noi.
Abbiamo accettato senza batter ciglio il nostro bravo inceneritore. Ed oggi, improvvisamente ci accorgiamo che fa male. Che sprigiona veleno. Diossina, diossina e diossina. Mista a quelle candide nuvole che la trasportano nell' aere de lu Salentu che siccome è la terra de lu sule de lu mare e de lu jentu, sopratutto de lu jentu, eccoci una bella soffiata di diossina per tutti.
Lei si deposita sulle piante, rendendole vivacemente mortali!
E noi la respiriamo convinti di essere ancora in un luogo "immacolato", sano e pulito.
L'unico posto dove la diossina non si posa mai è la coscienza di coloro che traggono i loro profitti da queste attività.
Coscienze evidentemente già così sporche, da non lasciare spazio neanche a poche ed innocenti particelle di diossina.
Oggi le nuvole cominciano a farci morire.
Accade anche questo. Le belle e soffici nuvole della Copersalento. Ad un tiro di schioppo da casa nostra.
Con il loro carico di diossina che finisce magari nella pancia di un bel vitello allevato a Cursi, che magari finisce nella nostra pancia. Ma ce ne siamo accorti solo oggi che il veleno è velenoso, distratti come eravamo a pensare alle nostre faccede quotidiane.
Peccato che nel frattempo abbiamo continuato a respirare diossina, diossina e diossina. Una bella boccata di salutare diossina.
Del resto a bruciare CDR (combustibile da rifiuti) che cosa ci attendiamo di ottenere? Essenza di tulipani? Non siamo mica olandesi noi.
Abbiamo accettato senza batter ciglio il nostro bravo inceneritore. Ed oggi, improvvisamente ci accorgiamo che fa male. Che sprigiona veleno. Diossina, diossina e diossina. Mista a quelle candide nuvole che la trasportano nell' aere de lu Salentu che siccome è la terra de lu sule de lu mare e de lu jentu, sopratutto de lu jentu, eccoci una bella soffiata di diossina per tutti.
Lei si deposita sulle piante, rendendole vivacemente mortali!
E noi la respiriamo convinti di essere ancora in un luogo "immacolato", sano e pulito.
L'unico posto dove la diossina non si posa mai è la coscienza di coloro che traggono i loro profitti da queste attività.
Coscienze evidentemente già così sporche, da non lasciare spazio neanche a poche ed innocenti particelle di diossina.
lunedì 23 marzo 2009
Se proprio devi odiarmi, fallo ora...
Se proprio devi odiarmi
fallo ora,
ora che il mondo è intento
a contrastare ciò che faccio,
unisciti all'ostilità della fortuna,
piegami
non essere l'ultimo colpo
che arriva all'improvviso
Ah quando il mio cuore
avrà superato questa tristezza.
Non essere la retroguardia di un dolore ormai vinto
non far seguire ad una notte ventosa
un piovoso mattino
non far indugiare un rigetto già deciso.
Se vuoi lasciarmi
non lasciarmi per ultimo
quando altri dolori meschini
avran fatto il loro danno
ma vieni per primo
così che io assaggi fin dall'inizio
il peggio della forza del destino
e le altri dolenti note
che ora sembrano dolenti
smetteranno di esserlo
di fronte la tua perdita.
William Shakespeare
fallo ora,
ora che il mondo è intento
a contrastare ciò che faccio,
unisciti all'ostilità della fortuna,
piegami
non essere l'ultimo colpo
che arriva all'improvviso
Ah quando il mio cuore
avrà superato questa tristezza.
Non essere la retroguardia di un dolore ormai vinto
non far seguire ad una notte ventosa
un piovoso mattino
non far indugiare un rigetto già deciso.
Se vuoi lasciarmi
non lasciarmi per ultimo
quando altri dolori meschini
avran fatto il loro danno
ma vieni per primo
così che io assaggi fin dall'inizio
il peggio della forza del destino
e le altri dolenti note
che ora sembrano dolenti
smetteranno di esserlo
di fronte la tua perdita.
William Shakespeare
domenica 22 marzo 2009
Quando non ho idee mi piace metterle nero su bianco...
Quando non ho idee mi piace metterle nero su bianco.
L'assenza di "pensamenti" è la mia fonte di ispirazione.
E' l'unico modo con cui riesco a comunicare quello che ancora non riesco a pensare. Ho che magari non penso ancora, o non penserò mai. O vorrei pensare, qundi dire, ma non dico. L'ho detto!
Ma pensa te!
Confesso che, partire dal nulla, esprimendo un concetto, per ottenere un risultato pari al nulla è una pratica accattivante, uno sciogli-lingua per le meningi, un cubo di Rudick da risolvere senza l'uso delle mani. Fine a se stesso, evidentemente.
Spesso, la fonte di ispirazione non è altro che il soggetto del concetto che la segue.
Io invece, ispirandomi dal, ed al nulla, esprimo inevitabilmente il nulla.
E' la dimostrazione pratica che si può parlare dando l'impressione di voler dire qualcosa, esprimere un' opinione, assumere una posizione, comunicare un concetto, che però non c'è!
E probabilmente non ci sarà.
O forse c'è, ma non sarà mai espresso.
Che stia diventanto un bravo politico?
L'assenza di "pensamenti" è la mia fonte di ispirazione.
E' l'unico modo con cui riesco a comunicare quello che ancora non riesco a pensare. Ho che magari non penso ancora, o non penserò mai. O vorrei pensare, qundi dire, ma non dico. L'ho detto!
Ma pensa te!
Confesso che, partire dal nulla, esprimendo un concetto, per ottenere un risultato pari al nulla è una pratica accattivante, uno sciogli-lingua per le meningi, un cubo di Rudick da risolvere senza l'uso delle mani. Fine a se stesso, evidentemente.
Spesso, la fonte di ispirazione non è altro che il soggetto del concetto che la segue.
Io invece, ispirandomi dal, ed al nulla, esprimo inevitabilmente il nulla.
E' la dimostrazione pratica che si può parlare dando l'impressione di voler dire qualcosa, esprimere un' opinione, assumere una posizione, comunicare un concetto, che però non c'è!
E probabilmente non ci sarà.
O forse c'è, ma non sarà mai espresso.
Che stia diventanto un bravo politico?
sabato 21 marzo 2009
Indifferenza
Ormai sono indifferente alla politica.
Tanto quanto la politica è indifferente nei miei confronti (di cittadino).
La politica che non è più un fine ma è diventata un luogo. Chiuso ed inaccessibile alle persone comuni. Se dovessi accomunarla ad un luogo reale sarebbe la Reggia di Caserta. Imponente, lussuosa, luminosa. Con le sue numerose stanze, i saloni, le scalinate, i camini, le fontane. Il suo splendido giardino, con cascata annessa. Un luogo splendido. Ma, inutile. Visitato da migliaia di persone che passano, guardano, sognano e vanno via, senza lasciare un segno.
I visitatori della Reggia di Caserta (ma anche di qualsiasi altro luogo similare, quindi non me ne vogliano i Casertani) sono un pò come gli elettori rispetto alla politica. Passano, senza lasciare segno alcuno.
Che dite? Esercitano con il loro voto un diritto che consente loro di decidere chi li dovrà governare?
Ah! Ah! Ah! Rido...
E suvvia, non ditemi che sono irrispettoso e maleducato. Mia madre ci rimarebbe male. Ma non ci credo nemmeno un pò a questa storia, anzi, credo davvero sia una di quelle barzellette che fanno tanto, tanto ridere.
Aspettate...ora ci penso un po!
Immagino ad esempio di dover andare domani a votare e guardo un pò qualche faccia...
Mastella ed il suo UDEUR. Tac! Rieccoli a destra, ri-alleati con Silvio. Ho letto da qualche parte che hanno stretto tra loro un patto d' acciaio. E mi rimetto a ridere! Ah! Ah! Ah!
Mastella scartato comunque...
Maroni, il ministro della lega Nord. Colui che vorrebbe trasformare in Gestapo del terzo millennio i medici italiani che, secondo lui, dovrebbere denunciare i clandestini che, disgraziatamente, avessero necessità di cure in strutture pubbliche italiane.
Scartato Maroni...
Franceschini, il succedaneo di Veltroni nel PD. Franceschini che, tra le prime cose dette ha anche affermato: "Ora decido io!"....
Franceschini scartato...
Aspettate...ma esiste ancora la SINISTRA?!?
A quanto pare Sinistra Democratica si sta ri-organizzando. Chissà se puntualmente, una volta al governo del paese, i nostri partiti di Sinistra faranno di tutto per starci il minor tempo possibile.
Quindi, per non sentirmi insicuro...scartata la Sinistra.
Non mi resta che Silvio, il conquistatore direi!
Lui ed il suo seguito di (ex) piduisti. Pronti a fare con l' Alleanza Nazionale di Fini, folgorato sulla via di Damasco, la tanto attesa PDL. La casa delle libertà che, forse, è il sogno di ogni politico. La liberta di fare tutto ciò che gli occorre. Insomma, Silvio. L'uomo che non invecchia mai e che governa un paese che, al contrario (guarda che paradosso) invecchia in fretta e in modo trasversale.
Silvio, comunque non lo voto.
Voto scheda bianca! Anzi...torno a casa e non consumo ne carta ne penna.
Decideranno loro.
Tanto, che dfferenza fa?
Tanto quanto la politica è indifferente nei miei confronti (di cittadino).
La politica che non è più un fine ma è diventata un luogo. Chiuso ed inaccessibile alle persone comuni. Se dovessi accomunarla ad un luogo reale sarebbe la Reggia di Caserta. Imponente, lussuosa, luminosa. Con le sue numerose stanze, i saloni, le scalinate, i camini, le fontane. Il suo splendido giardino, con cascata annessa. Un luogo splendido. Ma, inutile. Visitato da migliaia di persone che passano, guardano, sognano e vanno via, senza lasciare un segno.
I visitatori della Reggia di Caserta (ma anche di qualsiasi altro luogo similare, quindi non me ne vogliano i Casertani) sono un pò come gli elettori rispetto alla politica. Passano, senza lasciare segno alcuno.
Che dite? Esercitano con il loro voto un diritto che consente loro di decidere chi li dovrà governare?
Ah! Ah! Ah! Rido...
E suvvia, non ditemi che sono irrispettoso e maleducato. Mia madre ci rimarebbe male. Ma non ci credo nemmeno un pò a questa storia, anzi, credo davvero sia una di quelle barzellette che fanno tanto, tanto ridere.
Aspettate...ora ci penso un po!
Immagino ad esempio di dover andare domani a votare e guardo un pò qualche faccia...
Mastella ed il suo UDEUR. Tac! Rieccoli a destra, ri-alleati con Silvio. Ho letto da qualche parte che hanno stretto tra loro un patto d' acciaio. E mi rimetto a ridere! Ah! Ah! Ah!
Mastella scartato comunque...
Maroni, il ministro della lega Nord. Colui che vorrebbe trasformare in Gestapo del terzo millennio i medici italiani che, secondo lui, dovrebbere denunciare i clandestini che, disgraziatamente, avessero necessità di cure in strutture pubbliche italiane.
Scartato Maroni...
Franceschini, il succedaneo di Veltroni nel PD. Franceschini che, tra le prime cose dette ha anche affermato: "Ora decido io!"....
Franceschini scartato...
Aspettate...ma esiste ancora la SINISTRA?!?
A quanto pare Sinistra Democratica si sta ri-organizzando. Chissà se puntualmente, una volta al governo del paese, i nostri partiti di Sinistra faranno di tutto per starci il minor tempo possibile.
Quindi, per non sentirmi insicuro...scartata la Sinistra.
Non mi resta che Silvio, il conquistatore direi!
Lui ed il suo seguito di (ex) piduisti. Pronti a fare con l' Alleanza Nazionale di Fini, folgorato sulla via di Damasco, la tanto attesa PDL. La casa delle libertà che, forse, è il sogno di ogni politico. La liberta di fare tutto ciò che gli occorre. Insomma, Silvio. L'uomo che non invecchia mai e che governa un paese che, al contrario (guarda che paradosso) invecchia in fretta e in modo trasversale.
Silvio, comunque non lo voto.
Voto scheda bianca! Anzi...torno a casa e non consumo ne carta ne penna.
Decideranno loro.
Tanto, che dfferenza fa?
martedì 24 febbraio 2009
Il piatto di cozze e il politico (l' amministratore)
Considerazioni (semi)serie.
Amministrare, per alcuni politici (ma direi per molti, e forse per tutti) qualunque sia la ragione o il luogo del loro amministrare, è come mangiare un piatto di cozze. No, non le cozze di Taranto, le cozze nere. Quelle sono pratiche da consumare. Senza impegno alcuno, senza sforzo, spesso cadono da se dal loro guscio e ci tocca semplicemente raccoglierle dal fondo del piatto e portarle alla nostra bocca.
Gustarle e goderle con assoluta semplicità.
Le cozze di campagna invece, quelle che i francesi chiamano “escargots” e che in Italia, quella non terrona, si chiamano Lumache.
E che io chiamo cozze.
Quelle si che si affrontano con più impegno. Perché a differenza delle cozze nere che si schiudono come fossero profumate margherite al sole di maggio, le Lumache non sono tutte uguali. Alcune si! Alcune si arrendono, restano per metà fuori dal loro guscio, indifese, cotte, morte, con le loro antennine rigide che spesso, con una sorta di famelicismo crudele, noi azzanniamo estraendo l’animale senza vita dalla sua dimora.
E ne gustiamo il minimo, ma intenso, sapore.
Le cozze “facili” sono i problemi semplici dell’ amministratore. Quelli che spesso vengono subito affrontati, quelli che non portano fatica, che non prevedono sforzo, quelli che spesso si risolvono con semplicità, con naturalezza e che probabilmente non hanno bisogno nemmeno di un politico per essere risolti, ma semplicemente di uomini di buona volontà.
Poi ci sono le cozze del ceto medio. Quelle che, pur morte, fanno capolino dal loro anfratto calcareo, fanno cucù, quasi per deriderci prima di essere divorate dalle nostre insaziabili bocche. Possiamo usare lo stuzzicadenti per tirarle fuori, oppure fare un forellino sulla parte opposta del loro guscio, e poi succhiarle come fossero della fresca coca-cola. Invece sono cozze. Le vinciamo spesso con colpi netti che ce le fanno ritrovare diritte in gola, saltando le papille gustative e quindi l’unico piacere che ci è concesso.
Queste cozze rappresentano i problemi che il politiico (l' amministratore) risolve, ma non è merito suo, è merito dello stuzzicadenti. E infatti non ha sodddifazione alcuna di questo risultato, perchè non può apprezzarne il sapore.
Alcune cozze però sono testarde. Resistono. Mentre vivono la loro cottura, si raggomitolano nella loro tana, più in fondo che possono, si aggrappano alle pareti del loro rifugio. E ci danno del filo da torcere. Non servono stuzzicandenti! Non c'è forellino che tenga!
Non mi avrai uomo, donna o bambino che tu sia!
Queste rappresentano i problemi reali del nostro presente. Quelli che il politico (l'amministratore) evita, sfugge, ignora, demanda, disconosce, nasconde, rimanda.
Quelli per la cui soluzione si è proposto in campagna elettorale.
E che ora getta mestamente nel dimenticatoio.
Sono quelle cozze che non sono gusci vuoti. Sono quelle che non siamo in grado di mangiare e che gettiamo nel padellino delle "bucce" arrendendoci mestamente.
Amministrare, per alcuni politici (ma direi per molti, e forse per tutti) qualunque sia la ragione o il luogo del loro amministrare, è come mangiare un piatto di cozze. No, non le cozze di Taranto, le cozze nere. Quelle sono pratiche da consumare. Senza impegno alcuno, senza sforzo, spesso cadono da se dal loro guscio e ci tocca semplicemente raccoglierle dal fondo del piatto e portarle alla nostra bocca.
Gustarle e goderle con assoluta semplicità.
Le cozze di campagna invece, quelle che i francesi chiamano “escargots” e che in Italia, quella non terrona, si chiamano Lumache.
E che io chiamo cozze.
Quelle si che si affrontano con più impegno. Perché a differenza delle cozze nere che si schiudono come fossero profumate margherite al sole di maggio, le Lumache non sono tutte uguali. Alcune si! Alcune si arrendono, restano per metà fuori dal loro guscio, indifese, cotte, morte, con le loro antennine rigide che spesso, con una sorta di famelicismo crudele, noi azzanniamo estraendo l’animale senza vita dalla sua dimora.
E ne gustiamo il minimo, ma intenso, sapore.
Le cozze “facili” sono i problemi semplici dell’ amministratore. Quelli che spesso vengono subito affrontati, quelli che non portano fatica, che non prevedono sforzo, quelli che spesso si risolvono con semplicità, con naturalezza e che probabilmente non hanno bisogno nemmeno di un politico per essere risolti, ma semplicemente di uomini di buona volontà.
Poi ci sono le cozze del ceto medio. Quelle che, pur morte, fanno capolino dal loro anfratto calcareo, fanno cucù, quasi per deriderci prima di essere divorate dalle nostre insaziabili bocche. Possiamo usare lo stuzzicadenti per tirarle fuori, oppure fare un forellino sulla parte opposta del loro guscio, e poi succhiarle come fossero della fresca coca-cola. Invece sono cozze. Le vinciamo spesso con colpi netti che ce le fanno ritrovare diritte in gola, saltando le papille gustative e quindi l’unico piacere che ci è concesso.
Queste cozze rappresentano i problemi che il politiico (l' amministratore) risolve, ma non è merito suo, è merito dello stuzzicadenti. E infatti non ha sodddifazione alcuna di questo risultato, perchè non può apprezzarne il sapore.
Alcune cozze però sono testarde. Resistono. Mentre vivono la loro cottura, si raggomitolano nella loro tana, più in fondo che possono, si aggrappano alle pareti del loro rifugio. E ci danno del filo da torcere. Non servono stuzzicandenti! Non c'è forellino che tenga!
Non mi avrai uomo, donna o bambino che tu sia!
Queste rappresentano i problemi reali del nostro presente. Quelli che il politico (l'amministratore) evita, sfugge, ignora, demanda, disconosce, nasconde, rimanda.
Quelli per la cui soluzione si è proposto in campagna elettorale.
E che ora getta mestamente nel dimenticatoio.
Sono quelle cozze che non sono gusci vuoti. Sono quelle che non siamo in grado di mangiare e che gettiamo nel padellino delle "bucce" arrendendoci mestamente.
lunedì 16 febbraio 2009
Il "Merda Wall" di D'Alia contro Internet
Il senatore D'Alia dell'UDC vuole oscurare la Rete. Ha proposto un emendamento, approvato in Senato, a un disegno di legge di Brunetta che obbligherà i provider a oscurare siti, blog o social media come YouTube e Facebook su richiesta del ministero degli Interni per reati di opinione, ad esempio un filmato o un gruppo che invitano a non osservare una legge considerata ingiusta. Senza nessuna sentenza della magistratura. Questo, oggi, avviene solo in Cina. In una dittatura. I cinesi hanno eretto contro l'informazione di Internet un "Golden Wall", si sono ispirati alla Muraglia Cinese. D'Alia vuole costruire un "Merda Wall", si è ispirato allo psiconano.
Il vero concorrente di Mediaset è YouTube. Mediaset non la comprerei neppure se me la regalassero. La pubblicità sta abbandonando la televisione e l'informazione si fa in Rete. Mettere Internet sotto il controllo del potere esecutivo vuol dire chiuderla di fatto e tappare la bocca ai cittadini liberi.
Marco Pancini di Google ha dichiarato:"No, le leggi ad Aziendam che poi hanno un impatto su tutto l’ecosistema non si possono fare. E bisognerebbe evitare di portare l’Italia a livello dei peggiori paesi del mondo in fatto di reati d’opinione". L'Italia stessa è ormai un Paese ad Aziendam e in quanto a perseguire reati di opinione non siamo secondi a nessuno.
(fonte: www.beppegrillo.it)
Il vero concorrente di Mediaset è YouTube. Mediaset non la comprerei neppure se me la regalassero. La pubblicità sta abbandonando la televisione e l'informazione si fa in Rete. Mettere Internet sotto il controllo del potere esecutivo vuol dire chiuderla di fatto e tappare la bocca ai cittadini liberi.
Marco Pancini di Google ha dichiarato:"No, le leggi ad Aziendam che poi hanno un impatto su tutto l’ecosistema non si possono fare. E bisognerebbe evitare di portare l’Italia a livello dei peggiori paesi del mondo in fatto di reati d’opinione". L'Italia stessa è ormai un Paese ad Aziendam e in quanto a perseguire reati di opinione non siamo secondi a nessuno.
(fonte: www.beppegrillo.it)
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